La sessualità rappresenta una dimensione molto intima della nostra vita e allo stesso tempo permea tutta la nostra esistenza. Adottando uno sguardo ampio verso ciò che è la sessualità, osservando la sua natura complessa e multidimensionale, non è possibile affermare che ci sia un momento della giornata in cui essa non ci accompagni e non si manifesti in qualche modo. La sessualità è un linguaggio vero e proprio. Attraverso la sessualità e il modo in cui la viviamo comunichiamo all’Altro noi stessi, il nostro bisogno di essere accettati e la capacità di apertura all’altro, il grado di intimità che ciascuno di noi può permettersi nell’incontrare l’altro. Ecco perché parlare del modo in cui viviamo la sessualità ci dice tanto su noi stessi e sul nostro modo di “stare nel mondo” e di “andare verso” esso.
Guardare alla sessualità nella sua natura complessa significa tenere conto di più dimensioni.
La dimensione biologica si riferisce all’apparato genitale, ai caratteri secondari, alla produzione ormonale.
La dimensione riproduttiva era un tempo l’unica dimensione della sessualità, adesso lo è un po’ meno ma rimane ancora una delle principali dimensioni. Grazie alla riproduzione l’uomo sente di segnare la sua presenza nel mondo.
Esiste poi una dimensione relazionale-affettiva che compare fin dalle prime fasi dello sviluppo: il bambino scopre che le carezze della madre possono suscitare il lui piacere e colloca tale esperienza di gratificazione all’interno di uno scambio affettivo ed emotivo. La sessualità è scambio di affetti, espressione di emozioni, manifestazione di un legame. Anche quando non viene vissuta all’interno di un rapporto affettivo più o meno stabile è permeata di affetti ed emozioni. Anche chi vive da solo la sessualità (ad esempio nell’autoerotismo) ha comunque in mente un tu ipotetico desiderato.
La dimensione culturale fa riferimento ai ruoli di genere. Il ruolo di genere è tutto ciò che si fa per esprimere agli altri l’appartenenza ad un determinato sesso. Nasce dal modo personale attraverso cui vengono rielaborati i condizionamenti esterni: cosa la società si aspetta da un maschio e cosa da una donna.
La dimensione ludica ci ricorda che la sessualità è anche un gioco in cui si dà e si riceve piacere. Esiste quindi anche un aspetto ludico e divertente che è molto importante in un rapporto di coppia. Sapere giocare insieme, liberando la parte infantile, spensierata e giocosa di sé è un’abilità che a volte si rischia di perdere, ma preziosa per ravvivare un rapporto che dura da tanti anni.
Ogni gruppo, ogni società, ogni individuo (in modo consapevole o meno) può dare un peso diverso a ciascuna di queste cinque dimensioni. C’è chi, ad esempio, incentra la propria esperienza sulla dimensione riproduttiva a scapito di quella ludica o chi, invece, dà un ruolo prioritario alla dimensione relazionale-affettiva più che a quella riproduttiva. Come per ogni aspetto della vita l’equilibrio e l’armonia tra le parti sono quegli ingredienti che aiutano a vivere in modo pieno l’esperienza.
In quanto scambio di affetti, emozioni, sensazioni, odori, umori, attraverso la sessualità si realizza una profonda comunicazione. La sessualità può essere ricercata come momento di dialogo vero e proprio, come spazio in cui ricevere e dare.
Attraverso la sessualità, innanzitutto, comunichiamo il bisogno di essere confermati nella nostra identità femminile o maschile, cioè di essere riconosciuti come donne e come uomini.
Comunichiamo l’indicibile. Il linguaggio sessuale è il canale privilegiato per l’espressione dell’intimità e dell’amore di coppia perché permette di esprimere ciò che le parole non possono contenere.
Esprimiamo il bisogno di potere e di essere vincenti. Attraverso la sessualità si può esercitare potere sull’altro, si può “conquistare”. Come ogni altro linguaggio, può essere uno strumento di incontro ma anche di manipolazione dell’altro per trarne dei vantaggi personali.
Comunichiamo la voglia di vivere e di incontrare l’altro. La sessualità negata rappresenta un modo per dire no alla vita e al generare vita, rappresenta un modo di dire no all’incontro con l’altro. Non a caso nell’anoressia, dove manca la voglia di vivere, il corpo perde tutte le sue caratteriste sessuali. Non a caso nell’anoressia c’è una chiusura affettiva-relazionale che si accompagna a quella che viene definita “anoressia sessuale”.
In alcune circostanze il linguaggio sessuale viene utilizzato al posto di quello verbale. Alcune persone che hanno grosse difficoltà a comunicare con l’altro possono trovare nella sessualità l’unico modo per sentirsi accolti, utilizzando la sessualità a posto delle parole e confondendo il bisogno di affetto con il bisogno di essere accettati sessualmente. Ancora una volta attraverso la sessualità comunichiamo il bisogno di essere visti dall’altro, di essere accettati e apprezzati.
Spesso nelle coppie la sessualità negata al partner o alla coppia in sé rappresenta il primo passo per mettere le distanze. I disturbi della sfera sessuale, infatti, si accompagno in molti casi alla crisi della coppia.
Come ribadito più volte, la sessualità non riguarda solamente l’esperienza genitale ma pervade tutta la vita, includendo gli atteggiamenti, l’abbigliamento, il corpo, le fantasie, i pregiudizi, le scelte erotiche, le scelte amorose…
Tutti gli uomini hanno diritto a vivere in modo sereno e soddisfacente la propria sessualità e per fortuna questo diritto è stato riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Salute che così definisce la “salute sessuale”:
“La salute sessuale è il risultato dell’integrazione degli aspetti somatici, affettivi, intellettivi e sociali dell’essere sessuato che consentono la valorizzazione della personalità, della comunicazione e dell’amore” (OMS, 1972).
“La salute sessuale richiede un approccio positivo e rispettoso della sessualità, così come la possibilità di avere esperienze sessuali piacevoli e sicure, libere da coercizioni, discriminazioni e violenza. Perché la salute sessuale venga raggiunta e mantenuta, i diritti sessuali di tutte le persone devono essere rispettati, protetti e soddisfatti” (OMS, 2002).
Spesso di fronte ad un problema sessuale rimaniamo disorentiati, non sappiamo a quale figura professionale rivolgerci. In genere ci si rivolge al medico di base, altre volte ad un ginecologo o andrologo, altre volte ad uno psicologo. Il motivo di questa confusione sta nel fatto che dietro un disagio della sfera sessuale possono esserci cause organiche e/o psicologiche. In realtà è impossibile separare il versante psicologico da quello organico in quanto la sessualità è un evento psicosomatico che coinvolge mente e corpo contemporaneamente.
Il consulente sessuale è colui che alla propria formazione professionale di base (andrologia, psicologia, urologia, ginecologia…) ha aggiunto una formazione specifica sviluppando abilità di counselling, conoscenze pluridisciplinari sulla sessualità e capacità di lavoro in equipe, competenze che rendono possibile un’accurata consulenza sessuologica. Quella del consulente sessuale, dunque, non è una professione a se stante: medici di base, andrologi, ginecologi, ostetrici, infermieri, psicologi possono diventare consulenti sessuali attraverso una formazione specifica. Il compito del consulente sessuale è quello di accogliere la domanda sessuologica al fine di fare una diagnosi corretta del problema e indirizzare verso il trattamento più idoneo allo specifico caso.
Un percorso di risoluzione dei problemi che riguardano la sfera sessuale non può prescindere da un lavoro psicologico su di sé e/o sulla coppia. Anche nel caso in cui la causa di un problema sessuale sia di natura organica, il supporto psicologico è importante per le conseguenze che un disturbo organico potrebbe avere sulla qualità della vita in generale, sulla ridefinizione dell'identità personale e sessuale, sulla relazione con il partner...
La consulenza sessuale ha lo scopo di fare una diagnosi corretta e dettagliata del disturbo e si avvale della collaborazione di altri specialisti (urologi, andrologi…). Anche la fase successiva della terapia prevede la collaborazione tra più specialisti (intervento chirurgico, farmacologico, psicologico…).
Alla prima fase della consulenza sono dedicati 2-4 incontri. Se il primo colloquio viene condotto con il singolo, successivamente verrà coinvolto, se esiste, l’altro membro della coppia; se invece il primo colloquio è con la coppia generalmente si vedranno i partner separatamente.
Obiettivi della prima fase della consulenza : indagare sulla storia del sintomo, sulla relazione, aspetti psichici ed emotivi di ciascuno. Contemporaneamente il medico in un incontro ad hoc indagherà sugli aspetti biologici del problema e sullo stato di salute generale del paziente.
Un’accurata diagnosi permetterà di individuare il trattamento più adatto allo specifico caso clinico. Spesso la semplice ridefinizione del problema rappresenta di per sé un intervento terapeutico che permette al paziente di superare il suo disagio. Quando ciò non accade, alla fine del percorso diagnostico e in accordo con il medico specialista, si propone al paziente e/o alla coppia il trattamento, illustrando le varie possibilità terapeutiche e spiegando i motivi della scelta che si ritiene più opportuna.